DIGIUNO E IPERCONSUMISMO

La caricatura di un epoca: il digiuno come atto di autocontrollo mentre la società spinge verso il massimo consumo.

Massimiliano Vassallo

2/17/20264 min leggere

Viviamo in un paradosso alimentare.

Da un lato, il digiuno intermittente (DI) domina le conversazioni su benessere e dietetica, promosso come la chiave per la longevità e la forma fisica.

Dall'altro, i nostri stili di vita e le nostre città urlano la realtà opposta: un iperconsumismo alimentare sfrenato che sta ridisegnando il tessuto urbano e la nostra salute in modi inquietanti.

È una vera e propria "frenesia alimentare globale".

Le nostre città assomigliano sempre più a dei "luna park del cibo". Decine di ristoranti, spesso con menù e format quasi identici (poke, Hamburger gourmet, catene di ramen standardizzate), si susseguono in un’offerta satura e ripetitiva.

Questa standardizzazione non è solo noiosa; è il sintomo di una cultura che ha trasformato il nutrimento in puro intrattenimento e consumo compulsivo, perdendo il legame con la tradizione e la qualità artigianale.

Obesità come Malattia Cronica Emergente

Mentre i guru e i biohacker del benessere lodano le virtù del digiuno sui social, la realtà statistica è drammatica.

L'eccesso alimentare cronico ha portato l'obesità ad essere riconosciuta a livello globale come una malattia cronica emergente.

I dati del World Economic Forum (WEF) sono scoraggianti e rappresentano un campanello d'allarme ineludibile: abbiamo ormai superato la soglia critica per quanto riguarda l'obesità infantile.

Bambini e adolescenti crescono in un ambiente iper-stimolante, dove il cibo spazzatura è onnipresente e l'attività fisica spesso marginale, ipotecando il loro futuro.

È qui che si manifesta la caricatura della nostra epoca: celebriamo il digiuno come atto di autocontrollo mentre la società nel suo complesso spinge verso il massimo consumo. Il digiuno intermittente rischia di diventare una forma di compensazione psicologica per una vita altrimenti sregolata.

La Soluzione Farmaceutica e la Resa della Volontà

Il recente successo planetario di nuovi farmaci per la perdita di peso (gli agonisti del GLP-1) è l'ultima e forse più preoccupante manifestazione di questa dinamica.

Questi farmaci, pur rappresentando una speranza medica per chi è affetto da obesità grave, riflettono anche la nostra resa collettiva di fronte al problema.

Invece di affrontare le cause strutturali dell'iperconsumo (l'ambiente alimentare tossico, la sedentarietà, lo stress), si cerca una soluzione biochimica rapida.

La conferma scientifica arriva dal British Medical Journal: l'interruzione del trattamento espone al rischio di un rapido recupero del peso, accompagnato da un netto peggioramento degli indicatori cardiovascolari e diabetici.

L'idea che si possa "spegnere" l'appetito chimicamente, piuttosto che rieducare il rapporto con il cibo e l'ambiente, è emblematica di una società che predilige la scorciatoia tecnologica alla disciplina e alla modifica dello stile di vita.

Oltre la Moda: Riprendere il Controllo

Siamo una società in balia di se stessa, intrappolata tra la dieta dell'ultima ora e l'abbuffata successiva, tra la ricerca di un corpo perfetto e la distruzione dell'autenticità alimentare.

Per uscire da questa caricatura, non basta saltare un pasto o assumere un farmaco. Dobbiamo:

  1. Bonificare l'Habitat alimentare:

    Sostenere le piccole attività che offrono cibo autentico e di qualità, lottando contro la standardizzazione.


    Il tuo ambiente determina la tua biologia.

  2. Immunizzare la Neurobiologia delle Nuove Generazioni:

    L'educazione alimentare classica è obsoleta.


    Insegnare ai nostri figli non solo cosa mangiare, ma dotarli di anticorpi "cognitivi" per riconoscere un ambiente obesogeno e rifiutare di essere burattini di un marketing che lucra sulla loro salute.

  3. Integrare, non Compensare:

    Il digiuno non è una gomma per cancellare gli errori del weekend e nemmeno la soluzione per dimagrire.

    Usare la privazione come punizione per un eccesso instaura un ciclo psicopatologico (abbuffata-restrizione) devastante per l'equilibrio ormonale (cortisolo e insulina).

Passa alla flessibilità metabolica: il digiuno deve essere uno strumento di riposo fisiologico e potenziamento cellulare, inserito in uno stile di vita già sano, non una toppa d'emergenza su un regime disastroso.

Il vero benessere non è la negazione temporanea del cibo, ma la riqualificazione profonda del nostro rapporto con esso e con il luogo in cui viviamo.

È tempo di smettere di essere dei consumatori passivi nei parchi divertimento alimentari e tornare ad essere dei commensali consapevoli.

Stiamo combattendo l'obesità con un farmaco per diabetici.

L’obesità è una patologia complessa, dalle molte sfaccettature, che va indagata e non può essere limitata ad un regime dietetico.

E allora, come comportarsi nel vortice delle diete che vengono proposte ogni giorno?

E soprattutto, come far sì che questa condizione non crei uno stigma sociale per le persone, ma venga invece affrontato in chiave scientifica, per limitare l’impatto di un potenziale fattore di rischio per numerose malattie?

Il punto è questo : la strada per fronteggiare l'obesità, malattia cronica figlia della genetica, di tante cattivi abitudini e di una società malata obesogena, non può essere solo quella dei farmaci, per quanto efficaci.

Nessuno pensa di risolvere il problema dell'obesità con un farmaco - da solo il farmaco non è una soluzione.

È chiaro però che in questo modo si stanno debellando i sintomi e non il problema alla radice: il rapporto con il cibo e con il nostro corpo.

Come uscirne?

Non c'è una formula magica o una pillola miracolosa che ci garantisca salute e felicità.

Piuttosto, è l'insieme di piccoli cambiamenti nel nostro stile di vita che crea un ambiente propizio per una vita e un corpo sano.